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AGOSTO 2017: di Daniele Maura
 
FOTO DEL MESE DI GIUGNO 2017 - THE ITALIAN NATURE

DATI DI SCATTO:

Data: 08 Agosto 2017
Fotocamera: Canon EOS 6D
Lente: EF 17-40 f/4 L USM
Apertura: f/8
Tempi: 1/500 sec.
Lunghezza Focale: 17 mm
ISO 100
Treppiede: NO
Filtri:

NESSUNO

Formato di Scatto: RAW
RECENSIONE DELL'AUTORE:
È l’otto Agosto 2016, la cabinovia apre alle ore nove del mattino, quando il sole è già alto nel cielo. Saliamo fino alla madonnina 2007 m s.l.m. e da qui a piedi seguiamo lo stretto e ripido sentiero che ci condurrà al rifugio Carlo Franchetti 2433 m s.l.m. Ci riposiamo qualche minuto e riprendiamo il nostro cammino verso il Corno Grande lasciandoci alle spalle il rifugio Carlo Franchetti e proseguendo verso sud lungo il versante est. Qui ha inizio una suggestiva via ferrata, la via Ferrata Enrico Ricci, che culmina poco prima di una forcella intorno ai 2800 m di quota e si inizia la salita non assicurata verso la Vetta Orientale 2903 m s.l.m., che noi non raggiungeremo in questa occasione fermandoci alla forcella dove la via Ferrata Enrico Ricci incontra la via Normale che utilizzeremo per la discesa compiendo così un ampio anello che si ricongiungerà al rifugio Carlo Franchetti. Bivacchiamo qualche momento su questa forcella dove si incontrano le due vie alpinistiche ammirando lo spettacolo che ci si presenta di fronte agli occhi. La conca del Ghiacciaio del Calderone che appare morente. Questo è in effetti un piccolissimo ghiacciaio che non ha nulla a che vedere con i più grandi ghiacciai alpini o imalaiani. Tuttavia il suo fascino è notevole essendo considerato il ghiacciaio più meridionale d’Europa ed un affidabile termometro climatico. Estremamente ridotto nel suo volume e nella sua estensione, comunque non avrei mai immaginato che a distanza di un solo anno sarebbe completamente scomparso. Forse in futuro, durante la stagione estiva, non sarà più possibile ammirarlo, mi considero quindi uno dei pochi privilegiati ad aver avuto la possibilità di ammirarlo. La cosa invece preoccupante è il fatto che il ghiacciaio alimenta un’importante falda acquifera, già messa a dura prova durante la sconsiderata traforazione di fine anni ’60, che il quindici settembre del 1970 portò alla perforazione della faglia con un’impressionante e violenta fuoriuscita d’acqua che ne abbasso il livello di seicento metri e portò alla morte di undici persone. Il fatto che questa torrida estate del 2017 abbia portato alla scomparsa di questo importante ghiacciaio è sintomo che forse dovremmo iniziare a prendere provvedimenti celeri ed efficaci nella tutela del nostro territorio e delle risorse che questo può offrirci, poiché i cambiamenti non sempre avvengono nel corso di centinaia di anni, a volte, come in questo caso, arrivano repentini, inaspettati e potrebbero crearci seri problemi.
.: FILE RAW ORIGINALE NON ELABORATO [PARAMETRI +/-0]
FOTOGRAFIA ORIGINALE RAW
 
I PASSAGGI PRINCIPALI DI QUESTA ELABORAZIONE NON SONO DISPONIBILI